La figura del direttore di gara nel burraco

di pieroburraco Commenta

Sull’arbitro anche quando si parla di una partita di burraco, si concentrano tantissime attenzioni ma sul regolamento è chiaro quello che dobbiamo considerare della figura del direttore di gara. 

In tutte le discipline sportive la figura dell’Arbitro è divenuta insostituibile e determinante, per l’importanza che hanno assunto le specifiche mansioni che esso esplica. Infatti, l’Arbitro è lo strumento determinante per il regolare svolgimento di una qualsiasi pratica sportiva ed agonistica a qualsiasi livello. L’Arbitro raffigura il giudice della situazione, è il garante assoluto delle leggi sportive e col suo operato, contribuisce a determinare e dare stabilità e credibilità all’attività sportiva in genere. Specificatamente, nel gioco del Burraco, la funzione di un arbitro è molto più difficile da svolgere rispetto ad altre attività sportive che prevedono la sua presenza diretta nella gara (calcio, golf, scherma, ecc.).In questo gioco egli non è mai presente ai fatti che succedono al tavolo da gioco e pere prendere le sue decisioni, deve procedere alla loro ricostruzione a posteriori prima, deve poi pronunciarsi immediatamente non appena gli viene proposto il problema, non può usufruire di tempi di studio, di riflessione, di ricerca che sono generalmente concessi ai suoi colleghi di altre discipline. L’arbitro deve possedere una conoscenza completa della materia e degli strumenti operativi con i quali intervenire (il Codice di Gara); è indispensabile che acquisisca una giusta mentalità professionale unitamente ad una specifica capacita comportamentale. Potrebbe sembrare facile essere arbitro: l’aver organizzato qualche torneo, aver effettuato i relativi conteggi, magari essere intervenuto a dirimere qualche piccola questione al tavolo, non è essere arbitro; ma soltanto il primo passo per divenirlo. E per questo ci penserà la Federazione a dargli le opportunità necessarie, gli incentivi adatti a diventare un perfetto professionista nel campo. Analizziamo ora la vera figura dell’arbitro nell’ottica di ciò che la Federazione si prefigge di ottenere dai suoi collaboratori nella specifica categoria. L’arbitro deve essere sempre se stesso; la scontata conoscenza del Codice di Gara e la bravura tecnica devono andare di pari passo con l’educazione, la cortesia la pazienza. Deve intervenire senza arroganza, senza sufficienza né eccessiva durezza. Quando una soluzione da prendere non è prevista dal Codice di Gara (e ciò è sempre possibile perché il gioco del Burraco è in continua evoluzione) sarà proprio in quella circostanza in cui subentrano l’esperienza, il talento, la ponderazione, il buonsenso, il tatto, l’obiettività, la tecnica, la serenità, l’improvvisazione, il tutto facendo sì che il giocatore al quale si rivolge l’intervento si senta a suo agio, comprenda che è giusto quanto deciso e dia credibilità “all’esperienza” dell’arbitro. Questi per prima cosa dovrà prendere sempre ed assolutamente una decisione. La dovrà spiegare al giocatore, citando o semplicemente riassumendo l’articolo del Codice di Gara che è stato applicato e ricordando che è possibile proporre reclamo alla giuria. L’arbitro, di qualsiasi livello, dovrà sempre ammettere (nel caso in cui accadesse) di aver sbagliato e provvedere di conseguenza a risarcire chi ne ha diritto. Vediamo insieme ora quali sono le incombenze di un Arbitro: Prima di dare inizio ad una gara deve aver predisposto il salone, i tavoli, la zona conteggi, il posto adibito alla sistemazione delle classifiche per le corrette informazioni ai giocatori e tutto quanto altro è necessario perché la gara si possa svolgere nel migliore dei modi avrà, infatti, controllato che gli score siano numerati in base alla sequenza dei tavoli e dei turni (tutto questo gli favorirà le operazioni di conteggio), avrà costatato che ci siano i segnatavoli e le penne, avrà controllato che ogni giocatore iscritto sia munito della Tessera Federale e che abbia cioè diritto alla partecipazione alla gara. Dovrà formare la giuria, annunciare l’inizio del gioco, dare il tempo alla fine di ogni turno e chiamare, in questo, il TIME OUT. Deve annunciare gli accoppiamenti, di cui avrà già spiegato il tipo (danese, a sorteggio, a scalare, ecc. ecc.), di turno in turno. Durante il gioco la sua presenza si deve sentire ma non vedere. E’ di grave disturbo infatti la presenza fisica dell’Arbitro al tavolo, ma sanno che lo potranno trovare pronto in qualsiasi momento. Vediamo ora come e quando l’Arbitro deve intervenire in seguito ad una chiamata: Al tavolo l’Arbitro deve ricostruire i fatti che hanno determinato la sua chiamata e, pertanto, è necessario che non si crei confusione e che ci sia assoluta chiarezza nelle dichiarazioni degli interessati che vanno riportate sull’apposito Mod. 03 (storia della mano – intervento arbitrale) ciò è obbligatorio. In altre parole deve prendere in pugno la situazione e condurla con metodo e razionalità dando per prima la parola al giocatore che ha richiesto il suo intervento, poi agli avversari ed infine – se occorre – al partner del reclamante. Un’ottima strategia operativa è la seguente (e cioè per ovvi motivi psicologici): Fare ripetere a chi avrebbe commesso l’infrazione, chiaramente e lentamente, istante per istante, mossa per mossa, quanto è successo, per cui l’Arbitro è stato convocato: far fare cioè come in moviola gli ultimi interventi. Tendenzialmente il giocatore ripete i propri gesti, proprio perché in questo modo crede di poter dimostrare all’Arbitro le sue ragioni, dandogli però l’unico mezzo a sua disposizione per la ricerca della verità. Nel caso emergessero versioni contrastanti sui fatti, l’Arbitro chiederà parere ad eventuali angolisti ascoltandone le dichiarazioni traendone poi le proprie conclusioni; appurati i fatti, l’Arbitro renderà pubblica la sua decisione prendendo magari una pausa di riflessione e rendendola in un secondo momento. L’Arbitro non deve farsi influenzare in alcun modo da un giocatore, bravo o meno bravo che sia; la sua imparziale decisione deve basarsi solo su elementi obiettivi. Nel caso in cui un giocatore assumesse un atteggiamento sbagliato nei confronti del partner, dell’avversario o addirittura dell’Arbitro non è consentito ignorare l’azione abbozzando sulla cosa. Si deve assolutamente provvedere alla repressione del gesto, della parola o della frase; l’Arbitro deve provvedere (entro 24 ore) al deferimento agli organi superiori con una apposita comunicazione alla Federazione che a sua volta adirà l’Organo della Giustizia Sportiva. Se dopo una siffatta situazione le parti si rappacificassero, tale azione costituirebbe certamente un qualcosa di positivo ma non cancellerebbe quanto avvenuto, non consentendo all’Arbitro di decidere autonomamente non può decidere di sotterrare quanto accaduto; lasciando passare l’insulto, il gesto plateale o quanto di negativo sia accaduto. Ciò sarebbe solo incrinare la propria credibilità dando l’impressione di non essere in grado di tenere la sala. In ogni caso gli farebbe perdere la fiducia degli altri giocatori che non si sentirebbero così ne protetti ne cautelati. L’intervento e l’eventuale provvedimento dell’organo della Giustizia Sportiva certamente costituiscono un deterrente di grande effetto e per l’Arbitro questo aspetto deve sempre e solo rappresentare la conseguenza e non il fine della propria azione. Per il giocatore che ha commesso l’infrazione tale da essere giudicato in questi termini, veder pubblicato il proprio nominativo e le conseguenti decisioni sulla apposita Rivista Federale, non sarà’ certamente edificante e l’esempio invoglierà’ tutti gli altri a comportarsi adeguatamente se desiderano restare in seno alla Federazione. Va comunque specificato che l’Arbitro, al di la’ delle “denuncie” che seguono l’iter appena descritto, hanno anche l’obbligo di effettuare delle semplici segnalazioni su fatti e comportamenti avvenuti nel corso della sua attività’. Queste segnalazioni seguiranno un’altra procedura, ovvero costituiranno una informativa a disposizione della Federazione che, nel tempo, potrà’ così avere una statistica dei casi e dei personaggi che li provocano, tale da poter provvedere con opportuni provvedimenti a sanare le questioni ripetutesi più volte. L’Arbitro infine non deve assolutamente decidere per conto suo se un fatto sia più o meno grave. Non gli è concesso. Deve provvedere soltanto al deferimento e lasciare le valutazioni all’organo a ciò preposto. Omettere di inoltrare una denuncia, farlo con ritardo o su sollecitazione costituisce una grave violazione alla deontologia professionale. Un Arbitro regolarmente iscritto all’Albo Federale non può arbitrare gare irregolari. In caso si tratti di tornei occasionali nei quali è richiesta la sua collaborazione, l’Arbitro dovrà chiedere l’autorizzazione, di volta in volta, alla Federazione. Per concludere, quanto detto è solo un inizio nella preparazione di un Arbitro, serve solo a creargli una identità personale e a dargli un indirizzo operativo, eguale per tutti gli iscritti nella categoria, che poi, singolarmente, utilizzeranno aggiungendo quanto di proprio e personale possono. L’Arbitro, nell’ambito agonistico, è un pilastro, è il garante assoluto della regolarità dell’attività e contribuisce in modo determinante all’ulteriore crescita ed alla divulgazione del gioco del Burraco. Ritengo anche che ci debba essere la soddisfazione intima da parte di tutti, di aver ottenuto un riconoscimento così importante: essere iscritto tra i pochi in tutta Italia nell’Albo Arbitri e quindi un maggior stimolo ad operare del tutto correttamente, protetti dalla Federazione, rispettati dai giocatori, richiesti dagli organizzatori. Rammentiamo ancora e per ultimo che l’attività dell’Arbitro si svolge nell’interesse della Federazione ove le finalità e gli interessi sono gli stessi perseguiti dall’Arbitro.

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